Il Cantico delle creature di San Francesco rappresenta una delle prime testimonianze a noi pervenuteci di canti in italiano antico. A quello, idealmente, ci si rifà per datare la nascita della Lauda. Ecco il testo (manoscritto I-Af 338 della Biblioteca Comunale di Assisi):

 

Altissimu, onnipotente bon Signore,
Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione.


Ad Te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu te mentovare.

Laudato sie, mi' Signore cum tucte le Tue creature,
spetialmente messor lo frate Sole,
lo qual è iorno, et allumeni noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si', mi Signore, per sora Luna e le stelle:
in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle.

Laudato si', mi' Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento.

Laudato si', mi' Signore, per sor Aqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si', mi Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.

Laudato si', mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore
et sostengono infirmitate et tribulatione.

Beati quelli ke 'l sosterranno in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato si' mi Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po' skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no 'l farrà male.

Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate.

 

Il sito dell'Enciclopedia dell'Italiano della Treccani scrive: "Il Cantico è prosa ritmica assonanzata (anche ó con ù), sporadicamente rimata, destinata al canto probabilmente gregoriano (anche se la notazione musicale sillabica non è stata trascritta nelle tre linee lasciate in bianco nel ms. 338)".

Cosa faccia dire all'autore che il testo fosse probabilmente destinato allo stile gregoriano non lo so. E l'affermazione non mi trova d'accordo, perché il canto gregoriano è canto essenzialmente liturgico. Il santo prescrive nello Speculum Perfectionis (Capitulum IV ex Caput 100) che "post praedicationem omnes cantarent simul laudes Domini, tanquam joculatores Domini", che dopo la predicazione, cioè, i frati avessero il compito di cantarlo quasi fossero “giullari di Dio”. Più precisamente, quando parla di "predicazione", non va intesa qui la "predica" o "omelia" della Santa Messa, ma tutte quelle occasioni in cui - fuori dalle mura ecclesiali - i frati erano chiamati a esortare i fedeli a lodare Dio, a pentirsi dei propri peccati, a illustrare il significato delle sacre scritture, nelle pubbliche processioni, durante i periodi liturgici "forti", la Quaresima, l'Avvento, il tempo pasquale. È molto più probabile che la musica che avesse in mente San Francesco fosse più simile a quella delle ballate popolari, alle quali si rifa la Lauda.

 

Il "Timone" del mese di giugno 2013, n. 124, pubblica un interessante dossier col quale si prefigge di sgombrare il campo dagli innumerevoli equivoci che la società di oggi ha creato intorno alla figura di San Francesco, appioppandogli gratuitamente intenzioni ora animaliste ora ambientaliste e pacifiste ante litteram (si riteneva anzi miles Domini, soldato di Dio, e partecipò alla quinta Crociata nel 1213 per assistere i soldati nei pericoli fisici e spirituali). Già nel 1926, Pio IX scrisse nella sua enciclica Rite expiatis: "Essendo Araldo del Gran Re, Francesco volle che gli uomini si conformassero alla santità evangelica e all'amore della Croce, non già che si trasformassero in sdolcinati amanti dei fiori, uccelli, agnelli, pesci e lepri. Se egli mostrava una certa affettuosa tenerezza verso le creature [...] non era mosso da altra causa che dall'amore per quel Dio che è comune origine, e in esse contemplava la divina bontà". In altre parole, il Cantico delle creature non è e non vuole esprimere in primis la lode del creato, ma del Creatore, tutto è lode di Dio. Senza idolatrare la natura, San Francesco canta la bontà delle creature: non dimentichiamoci che è proprio di quel periodo il diffondersi dell'eresia catara, che interpretava il mondo come espressione del Maligno. Mario Palmaro, co-autore del dossier del Timone scrive: "[Il Cantico delle creature] è una pagina stupenda, nella quale si può apprezzare la distanza siderale che separa Francesco e il suo saldo cattolicesimo da ogni forma di ecologismo animalista, mirante a mettere l'uomo - quando va bene - sullo stesso piano degli animali."