ANDARE SENZA INDUGIO
25 dicembre 2019, NATALE DEL SIGNORE
- Messa della notte:   Is 9,1-6; SI 96/95; Tt 2,11-14; Lc 2,1-14
- Messa dell’aurora:   Is 62,11-12; Sl 97/96; Tt 3,4-7; Lc 2,15-20
- Messa de giorno:     Is 52,7-10; Sl 98/97; Eb 1,1-6; Gv 1,1-18

 


Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe
e il bambino, adagiato nella mangiatoia (Lc 2,16)

 

All’inizio c’è il grido di un figlio dell’uomo che viene alla luce dentro una grotta e i gesti di una giovane madre che lo avvolge in fasce e lo depone in una mangiatoia perché per loro non c’era posto nell’albergo.

 

Alla fine c’è il grido di un uomo che muore in croce sul Golgota e i gesti di Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo che, con la cura di una giovane madre, avvolgono in fasce il corpo di Gesù e lo depongono in una culla scavata nella roccia dove nessuno era stato ancora posto (Gv 19,38-42).

 

La Parola che è in principio (Gv 1,1) racconta già la fine.
Come nella fine, trent’anni dopo, c’è già la Parola che racconta un nuovo inizio.

 

Ascoltiamo una storia che ci è stata raccontata mille volte e che non smette di incantare, anche se non è particolarmente originale.
C’è qualcosa di eternamente nuovo nel miracolo vecchio come il mondo di un bambino che viene alla luce.
Una novità che mette in movimento.
C’è movimento all’inizio, attorno alla grotta dove Gesù nacque a Betlemme.
Come c’è movimento alla fine, attorno alla grotta dove Gesù fu deposto a Gerusalemme.

 

Ma per muoversi è necessario un bagaglio leggero.
Infatti, rimasero fermi dentro le mura di Gerusalemme i sacerdoti, appesantiti dalla loro scienza, e il re Erode, prigioniero del suo stesso potere (Mt 2,3-8).

 

Si mossero invece alcuni Magi venuti da oriente, guidati da una stella (Mt 2,1-2), e i pastori, svegliati nel cuore della notte dalle parole di un angelo.
Troverete un bambino avvolto in fasce deposto in una mangiatoia.
Quale pastore con un po’ di buon senso lascerebbe le novantanove pecore nel deserto per andare a cercare un bambino?
Eppure i pastori andarono senza indugio e trovarono Maria, Giuseppe e il bambino adagiato nella mangiatoia.
I pastori non furono solo testimoni di un evento.
Il loro andare senza indugio fu profezia dell’evangelo del Figlio dell’uomo venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto (Mt 18,12-14; Lc 15,3-7; 19,10).

 

Ma, prima ancora dei Magi e dei pastori, il bambino aveva messo in movimento colei che di questa storia sarebbe stata la principale protagonista.
Dopo che l’angelo partì da lei, Maria si alzò e andò senza indugio verso la regione montuosa, in una città di Giuda, per incontrare la cugina Elisabetta che era già al sesto mese, lei, che tutti chiamavano la sterile.
L’incontro tra le due donne mise in movimento anche Giovanni che iniziò a scalciare e a sussultare di gioia nel grembo della madre.
Maria non si mise in viaggio per servire la cugina.
Il suo, come quello dei pastori, fu un cammino profetico.
Il canto del Magnificat è profezia dell’evangelo del Figlio (Lc 1,39-56).

 

Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace, messaggero di liete notizie che annuncia la salvezza – aveva scritto il profeta Isaia (Is 52,7).

 

Sui monti di Giudea, i piedi di Maria compiono la profezia antica e annunciano la nuova.

 

Trent’anni dopo, la vigilia della festa di Pasqua, il buio scese su tutta la terra (Lc 23,44) e uomini che non sapevano quello che facevano, cercarono di fermare il cammino del Figlio dell’uomo con legno e chiodi (Lc 23,34).
Prima del tramonto, per la seconda volta, Gesù fu avvolto in fasce e deposto in una culla scavata nella roccia.
L’imboccatura della grotta fu chiusa e sigillata da una grossa pietra perché né magi, né pastori, né giovani madri vi potessero accedere.
Quando Nicodemo, Giuseppe d’Arimatea e le donne tornarono a casa, già splendevano le luci del sabato (Lc 23,50-56).

 

Dio disse: la terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto….
E fu sera e fu mattina, terzo giorno
(Gen 1,11-13).

 

La festa di Pasqua si celebra con la prima luna piena di primavera, quando gli alberi da frutto si riempiono di fiori e nuovi germogli spuntano da una terra che sembrava morta.
Come può una pietra fermare la Parola dell’Eterno che in principio ha creato il mondo?

 

E fu sera e fu mattina, terzo giorno.

 

All’alba del terzo giorno, il primo della settimana, Maria di Magdala si recò al sepolcro quando era ancora buio e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora, senza indugio, e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava.
E anch’essi andarono senza indugio ed entrati nel sepolcro videro i teli posati là e il sudario piegato con cura in un luogo a parte (Gv 20,1-8).
Le fasce che avevano avvolto il bambino a Betlemme e l’uomo crocefisso a Gerusalemme raccontano una storia di vita, perché non è possibile che la morte tenga in suo potere l’autore della vita – avrebbe detto Pietro cinquanta giorni dopo (At 2,24).
L’andare senza indugio di Maria e di Giuseppe, dei pastori e dei Magi, di Maria di Magdala, di Pietro e del Discepolo Amato, non è la corsa ansiosa di chi si aggrappa disperatamente alla vita, ma la corsa gioiosa di chi va incontro alla vita.
È la corsa dei bambini e di chi, come Nicodemo, credendo, ridiventa bambino (Gv 3,3-5).

 

Ciò che avvenne in principio – le fasce che avvolsero il bambino Gesù nella grotta di Betlemme e l’andare senza indugio dei pastori e dei Magi – racconta già la fine.
Maria non poteva comprendere tutte queste cose, ma le custodiva nel suo cuore (Lc 2,19).
Le custodiva con la stessa cura, la stessa tenerezza e lo stesso amore con cui, poche ore prima, aveva avvolto il suo bambino in fasce e l’aveva cullato per farlo addormentare, prima di deporlo nella mangiatoia.

 

 

Ecco, la nostra parte di notte –
Ecco, quella del mattino –
Ecco, il vuoto di felicità e disprezzo
Che è nostro compito colmare –

 

Qui c’è una stella, là ce n’è un’altra,
Qualcuno perde la strada!
Qui c’è nebbia, là nebbia,
Infine – il Giorno!

Emily Dickinson

 

A tutti voi il mio augurio di un Santo Natale.
don giancarlo