DESIDERARE
6 gennaio 2020, EPIFANIA DEL SIGNORE
(Is 60,1-6; SI 72/71; Ef 3,2-3a.5-6; Mt 2,1-11)

 

Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo (Lc 2,2)

 

L’etimologia latina del verbo desiderare indica la mancanza di stelle.
Come se fossero necessari il buio e il vuoto per accendere i desideri.

 

Una notte i Magi avevano visto brillare la sua stella.
Quando al sorgere del sole scomparve, rimase in loro la scia di un desiderio che prese la forma di un re bambino.
E il desiderio li spinse a mettersi in viaggio.
Non seguirono la scia della cometa ma il desiderio che la stella, scomparendo, aveva generato in loro. Esplorare terre sconosciute per trovare il re bambino divenne lo scopo della loro esistenza.

 

Milleduecento anni prima che i Magi si mettessero in cammino sulle tracce di un desiderio, un altro veggente aveva annunciato il sorgere di una stella (Nm 22 - 24).
Dopo avere attraversato il deserto, i figli di Israele raggiunsero i confini della Terra Promessa e si accamparono presso le steppe di Moab, oltre il Giordano di Gerico.
Balak, re di Moab, ebbe grande paura di un popolo così numeroso e assoldò il più famoso veggente del tempo per neutralizzare Israele a colpi di maledizioni.

 

Balaam, il veggente, sellò l’asina e si mise in viaggio per compiere ciò che il re gli aveva ordinato, ma non riuscì a portare a termine la missione.
Prima per l’ostinata resistenza della sua asina e poi perché le parole gli si confondevano in bocca e invece di maledizioni ne uscivano benedizioni.
Oracolo di Balaam, figlio di Beor, oracolo dell’uomo dall’occhio penetrante,
oracolo di chi ode le parole di Dio e conosce la scienza dell’Altissimo,
di chi vede la visione dell’Onnipotente, cade e gli è tolto il velo dagli occhi.
Io lo vedo, ma non ora, io lo contemplo, ma non da vicino:
una stella spunta da Giacobbe, uno scettro sorge da Israele…

 

Milleduecento anni dopo i Magi partirono per vedere ciò che Balaam aveva solo intravisto.
Il loro viaggio fu lungo, pieno d’imprevisti e ostacoli, come ogni cammino tracciato sulla mappa dei desideri.

 

Chi spaccia i bisogni per desideri s’inganna e finisce inevitabilmente fuori strada.
Ma se il desiderio di un uomo è sincero, finisce per trovare ciò che cerca.

 

Trent’anni dopo quel re bambino avrebbe detto ai discepoli che aveva raccolto intorno a sé: Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto, perché chiunque chiede riceve, chi cerca trova, e sarà aperto a chi bussa (Mt 7,7-8).

 

I Magi non conoscevano la profezia di Balaam sulla stella e lo scettro, come non potevano sapere ciò che Gesù avrebbe detto trent’anni dopo.
Ma poiché il loro desiderio era sincero, la luce della Parola di un Dio sconosciuto li condusse alle porte di Gerusalemme.
Bussarono e fu loro aperto, chiesero e ricevettero una risposta, cercarono e trovarono.
Tu cercherai il Signore tuo Dio, e tu lo troverai, se lo cercherai con tutto il tuo cuore e con tutta l’anima tua (Dt 4,29; Ger 29,13-14).

 

Se un uomo ti dice: Mi sono sforzato e non ho trovato, non credergli.
Se egli dice: Non mi sono sforzato, eppure ho trovato, non credergli.
Se egli dice: Mi sono sforzato e ho trovato, puoi credergli (Meghillà, 6b).

La Bibbia ha diverse parole per esprimere l’atto del ricercare Dio (daràsh, bakkésh, shahàr). In alcuni passi queste parole sono usate nel senso di informarsi sulla volontà di Dio e sui suoi precetti (Sl 119,45.94.155). Ma in altri passi queste parole significano qualcosa di più che l’atto di fare una domanda per ottenere un’informazione. Significa rivolgersi direttamente a Dio con il proposito di avvicinarsi a lui; implica un desiderio di esperienza piuttosto che una ricerca di informazioni.
Cercare Dio include l’osservanza dei comandamenti, ma va oltre ciò.
Cercate il Signore e la sua forza, cercate continuamente il suo volto (Sl 105,4).
(Abraham J. Heshel).

 

I Magi non cercavano informazioni.
Il loro desiderio non era la conoscenza ma l’incontro, non era la scienza ma l’esperienza.

 

La visita dei Magi turbò la tranquillità di Erode e ne scatenò la rabbia che il re mascherò dietro un velo di buone intenzioni e di promesse ingannevoli.
C’era un bambino che metteva in pericolo il suo potere.
La domanda dei Magi non accese alcun desiderio nel cuore dei sacerdoti che non si mossero da Gerusalemme per vedere il compimento di quelle scritture che conoscevano così bene.

 

I Magi invece, spinti dal desiderio, continuarono il cammino.
La stella che avevano visto spuntare li precedeva e si fermò sopra il luogo dove si trovava il Bambino e poi scomparve per mettere in luce la stella e lo scettro che Balaam, figlio di Beor, aveva visto senza vedere e aveva contemplato, ma non da vicino.

 

Desiderare, come dice l’etimologia, significa smettere di contemplare le stelle.

 

Quegli uomini abituati a scrutare il cielo avevano abbassato lo sguardo e abbandonato le loro case, avevano riposto le loro carte e sellato i cammelli e si erano messi in viaggio per attraversare il deserto.
Il loro desiderio non era scritto nelle stelle.
Avevano trovato ciò che a lungo avevano cercato nella più quotidiana delle realtà.
Dentro una casa, nella fragile vita di un bambino.
Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre.
E quegli uomini ricchi e sapienti, abituati a esplorare la volta celeste e a misurare i confini del firmamento, si prostrarono davanti al Re dell’Universo e lo adorarono.

 

Desiderare: v. tr. Provare desiderio di qualche cosa [dal latino desiderare, che nel linguaggio degli auguri significava "notare la mancanza di sidera (da sidus, sideris, stella) cioè delle costellazioni necessarie per trarre gli auspici’; quindi nel linguaggio comune ‘sentire la mancanza di…"].

Vocabolario Etimologico: dal latino desiderare, smettere di contemplare le stelle (a scopo augurale), composto di ‘de-, via da’, e ‘sidus, -eris, stella’.