ESSERE TENTATI
1° marzo 2020, I QUARESIMA A
(Gen 2,7-9; 3,17; SI 51/50; Rm 5,12-19; Mt 4,1-11)

 

Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane (Mt 4,3)

 

Nel deserto Gesù digiunò per quaranta giorni come Mosè (Es 24,18; 34,28) e come Elia (1Re 19,8) ma, a differenza di Mosè ed Elia, alla fine dei quaranta giorni non incontrò il Signore, ma il diavolo.
Si era immerso nell’acqua purificatrice del Giordano (Mt 3,16-17), e aveva affrontato un lungo periodo di penitenza nell’aridità del deserto ma, invece di trovare l’illuminazione e la pace, dovette affrontare la lotta e la tentazione.

 

Il diavolo non si presentò a Gesù con il volto insidioso del nemico, ma come un amico che gli vuole bene e che parla per il suo bene.
È la strategia del serpente, il più astuto di tutti gli animali che Dio aveva fatto.
Se tu sei Figlio di Dio, dì che queste pietre diventino pane!
Ma – scrive il teologo e filosofo ortodosso Pavel Nikolaevic Evdokimovse le pietre si trasformano in pane, allora la preghiera ‘Dacci oggi il nostro pane quotidiano’ diventa vana e Dio è eliminato dalla terra.

 

Questo è l’obiettivo del serpente/satana: eliminare Dio dalla terra per prenderne il posto.
Rinuncerebbe volentieri a tutti i regni del mondo, della loro gloria e delle loro ricchezze in cambio dell’adorazione umana, perché non sopporta la visione delle creature che s’inginocchiano di fronte al Creatore.
La gelosia nei confronti di Dio lo divora.

 

Il diavolo, consapevole di non poter affrontare Dio direttamente, cerca di aggirare l’ostacolo raggirando le sue creature.
Con astuzia rovescia la verità iniettando nella mente di Eva il veleno del sospetto.
Vuol farle credere che parla per il suo bene, mentre il Creatore è geloso di loro e teme che le sue creature diventino come lui.
Se riesce a instillare nella mente di Eva, il tarlo del sospetto sa che l’avrà in pugno.
Perché chi sospetta non crede.

 

La tentazione prima di arrivare agli occhi, giunge attraverso l’orecchio.
La prova è sulla fede a dare a una parola.
Con una parola seducente che entra nel canale uditivo, il serpente penetra nel cuore e nella mente della donna e inietta il suo veleno.
La parola udita con l’orecchio risveglia la curiosità di vedere con gli occhi e la visione genera la bramosia di prendere con le mani.
Nel giardino dell’Eden ci sono migliaia di alberi con i loro frutti a disposizione ma ora la donna vede solo un albero e solo un frutto.
Quel frutto proibito buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza diventa la sua ossessione.

 

Disobbedire (dis-ob-audire), come dice letteralmente il termine latino, significa chiudersi all’ascolto.
La donna obbedisce al serpente, prestando fede alla sua parola, e disobbedisce a Dio, chiudendosi all’ascolto della parola divina.
Come aveva detto il serpente, l’uomo e la donna non muoiono dopo aver mangiato il frutto dell’albero, ma conoscono la morte.
E aprono gli occhi, come aveva detto il serpente, ma non diventano come Dio.
Scoprono invece la fragilità della condizione umana e si accorgono di essere nudi, indifesi in un giardino che improvvisamente è diventato ostile.

 

Il diavolo cercò di portare a termine con Gesù l’opera che il serpente aveva iniziato con la prima coppia umana.
Nel deserto il Signore non recitò una parte per darci un incoraggiamento e un buon esempio. La tentazione non sarebbe tale se egli non potesse cedere.
Il Verbo di Dio si è fatto carne e ha piantato la sua tenda in mezzo a noi (Gv 1,14) per condividere fino in fondo la nostra condizione umana.

 

Con la parola il diavolo tentò di iniettare il suo veleno anche nella mente e nel cuore del Figlio di Dio: Se tu sei Figlio di Dio, dì che queste pietre diventino pane.
Basta che Gesù dica...
Ancora una volta la prova si gioca sul filo della fede in una parola.
A chi deve credere Gesù?
Alla parola che esce dalla bocca del diavolo o a quella che esce dalla bocca di Dio?
Gesù obbedisce al Padre, ne ascolta la voce perché quella parola lo nutre più del pane.

 

Poiché Gesù s’è difeso con le parole della Scrittura, il diavolo lo tenta con le parole della scrittura.
Non c’è nulla di più diabolico che abusare della parola di Dio per ingannare l’altro.
Secondo Rabbi Hillel, chi si serve della Torah a suo vantaggio è destinato a perire; chi trae dalle parole della Torah profitto per se stesso, si toglie la vita da solo (Avoth, 4,7).
Chi studia la Torah per se stessa, troverà nello studio un elisir della vita…, chi invece non la studia per se stessa, la vedrà trasformata in un veleno per lui mortale (Taanith, 7a).
Per la seconda volta Gesù non cede e smaschera le intenzioni del diavolo con un atto di ascolto che è obbedienza alla volontà del Padre.

 

Smascherato, il diavolo rivela la sua vera natura e le sue reali intenzioni.
Ma a questo punto il dialogo diventa inutile e pericoloso e l’unica strategia è un taglio netto, una parola decisa e violenta: Vattene, satana! Sta scritto il Signore tuo Dio adorerai: a Lui solo renderai culto.
Gesù non ha sconfitto il diavolo con penitenze e digiuni, ma con la sua fiducia nella parola del Padre e con l’ascolto obbediente (ob-audire) della sua volontà.

 

Alla fine il diavolo tornò mascherandosi dietro il sarcasmo o la pietà di chi chiedeva a Gesù di scendere dalla croce, se era veramente il Figlio di Dio (Mt 27,39-43).
Gesù rispose con il silenzio.
Il Golgota come il deserto.
L’ultimo grido di Gesù non fu una preghiera disperata, ma il grido di chi ha lottato e ha vinto.
Lo riconobbe uno che d battaglie se ne intendeva, il centurione che stava sotto la croce.
Vedendo morire Gesù, vedendo come moriva, fu preso da grande timore e disse: Davvero Costui era Figlio di Dio (Mt 27,46-54).

 

Un discepolo chiese al maestro come si possa sfuggire all’istinto del male. Per prima cosa – rispose il maestro cerca di capire se è lui che insegue te o sei tu a corrergli dietro.