DISSETARSI
15 marzo 2020, III QUARESIMA A
(Es 17,3-7; SI 95/94; Rm 5,1-2.5-8; Gv 4,5-42)

 

Dammi da bere (Gv 4,7)

 

A suo modo il quarto evangelo è un libro di viaggi.
Da Nazareth, in Galilea, da cui non può venire niente di buono (Gv 1,46), Gesù scese verso il Giordano e lo attraversò per raggiungere una località chiamata Betania, dove Giovanni stava battezzando (Gv 1,28). Poi risalì in Galilea, per partecipare a un banchetto di nozze nel villaggio di Cana (Gv 2,1). Ridiscese quindi in Giudea, entrò in Gerusalemme, salì al tempio, dove fece parlare di sé con una frusta in mano e con parole che lacerano il cuore (Gv 2,15-17).
Gesù non si fidava dell’entusiasmo delle folle, ma nei suoi viaggi si lasciava incontrare, anche di notte, da uomini, come il vecchio rabbi Nicodemo, che erano alla ricerca della verità anche senza saperlo (Gv 3,1-2).
‘Venite!’ è la prima parola che Gesù pronuncia nel quarto evangelo, dopo aver chiesto a due discepoli di Giovanni che cosa cercassero (Gv 1,39).
Un Messia in viaggio che invita a mettersi in viaggio.
Ma il paradosso che distingue il quarto evangelo dagli altri tre è che l’andare dietro a Gesù equivale a un rimanere.
Il discepolo che fa’ più strada nella sequela è colui che rimane, che dimora presso di lui, che si riposa reclinando il capo sul suo petto (Mt 13,25).

 

In ogni caso, nel quarto evangelo, Gesù è sempre in viaggio e va anche dove non dovrebbe andare.
Dopo aver creato scompiglio nel tempio di Gerusalemme e avere incontrato di notte rabbi Nicodemo, decise di lasciare la Giudea e tornare in Galilea.
La via più breve passa per la Samaria ma giudei e galilei la evitavano per non contaminarsi con gli eretici samaritani, anche se questo comportava un viaggio più lungo è faticoso lungo la valle del Giordano.
Ma – scrive Giovanni – Gesù doveva attraversare la Samaria (Gv 4,3-4).

 

Al dovere di Gesù corrisponde il dovere quotidiano di una donna di Sicar che ogni giorno si recava al pozzo ad attingere acqua.

 

Era circa mezzogiorno quando Gesù giunse presso il pozzo di Giacobbe che dista un chilometro dal villaggio di Sicar, l’antica Sichem. Mandò i discepoli a fare provvista di cibi e si sedette presso il pozzo, stanco per il viaggio e come se aspettasse qualcuno.
Nel frattempo una donna era partita da casa per recarsi al pozzo, con la sua brocca sulle spalle. Incrociò il gruppo dei discepoli che andavano in direzione apposta, dall’altra parte della strada. Tenne gli occhi bassi come si addice a una donna e si tranquillizzò sentendo dall’accento che non erano uomini che conosceva.
Se andava al pozzo a quell’ora del giorno, significa che preferiva non incontrare gente.
E invece trovò un uomo seduto preso il pozzo, con l’aria stanca, come se avesse fatto un lungo viaggio. Un uomo che, anche volendolo, non avrebbe potuto evitare.
Ovviamente la donna non poteva saperlo (l’avrebbe compreso in seguito), ma era per lei, e solo per lei, che Gesù aveva deciso di attraversare la Samaria, di fermarsi presso quel pozzo, mentre i discepoli erano in paese a fare la spesa.
Questo appuntamento con il destino o la grazia ha molti livelli di lettura, come un diamante con i suoi infiniti riflessi.
Dal più banale che parla della conversione di una donna di facili costumi, a quello più profondo che vede in lei la prima discepola che diventa testimone, seconda sola alla madre di Gesù. Il Signore la chiama donna, come si era rivolto a sua madre durante le nozze di Cana (Gv 2,4) e come si rivolgerà a Maria di Magdala all’alba del primo giorno della settimana, tre anni dopo (Gv 20,15).
Comunque si legga la vicenda della Samaritana è la storia di un viaggio.

 

Quanto avranno impiegato i discepoli per andare a Sichem, comprare i viveri e tornare al pozzo? Un paio d’ore, forse meno.
In questo breve spazio di tempo, senza muovere un passo, Gesù fece compiere alla donna un lungo cammino, la accompagnò nelle profondità del suo essere e lei si lasciò guidare da un uomo che era diverso da tutti quelli che aveva conosciuto.
Lei non era un maestro come rabbi Nicodemo, ma discusse con Gesù come se lo fosse.
Era partita sulla difensiva, con un atteggiamento velatamente seduttivo, ma alla fine si lasciò sedurre da un uomo che aveva un solo interesse nei suoi confronti: dissetare la sua sete d’infinito.
Perché per camminare l’acqua è necessaria e lo è tanto più per attraversare i deserti dell’anima.
Alla sua anima desertificata da uomini che lei aveva preso e mollato o da cui era stata presa e mollata, Gesù offriva l’acqua viva della sua parola per la quale non serve brocca né corda.
Al suo andare avanti indietro ogni giorno, in un infinito circolo vizioso, Gesù le offrì una strada sensata, con una direzione e una meta.
Quando tornò indietro, al villaggio, dimenticò la brocca ai bordi del pozzo, perché di quell’acqua non aveva più bisogno e a quel pozzo non doveva più tornare.
Gesù l’aveva aiutata a riconoscere e ad accogliere la verità dolorosa della sua vita e l’aveva fatta uscire da quel mare di ambiguità dentro il quale stava annegando la sua vita.
Le restituì la passione per la verità che giaceva nel profondo del suo essere e, con la verità, la gioia e la serenità di vivere, il piacere e la forza di camminare verso una meta.

 

Sono tre le figure femminili cui Gesù si rivolge chiamandole ‘donna’.
La madre, la samaritana e Maria di Magdala.
Tre donne che divennero discepole e che con Gesù hanno camminato molto e a lungo rimanendo con lui, dimorando dove lui dimorava e appoggiando il capo sul suo petto.
Due di loro, ne siamo certi, stavano presso la croce, tre anni dopo (Gv 19,25).
Ma nulla ci impedisce di pensare che ci sia stata anche lei, la donna di Samaria.
Perché la sequela del discepolo dietro a Gesù, non può non passare dal crocevia del Golgota.

 

Dammi da bere! – disse la donna a quell’uomo che aveva appena gridato la sua sete (Gv 19,28).
Poi un soldato con un colpo di lancia colpì il fianco di Gesù e, come se avesse tolto la pietra dall’imboccatura di un pozzo, ne fece sgorgare sangue e acqua (Gv 19,34).

 

La salvezza viene dai Giudei (Gv 4,22) che non hanno più il luogo del culto ma che da venti secoli adorano in spirito e verità.
(Sergio Quinzio)