MORIRE
5 aprile 2020, DOMENICA DELLE PALME
(Is 50,4-7; SI 22/23; Fil 2,6-11; Mt 26,14 – 27,66)

 

Dio mio, Dio, perché mi hai abbandonato? (Mt 27,46)

 

Roger van der Weyden, Deposizione, Madrid, Museo Nazionale del Prado

 

Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori;
e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti.
(Isaia 53,4-5)

 

Tre anziani andarono da abba Stefano, presbitero della laura degli Elioti, e rimasero a discorrere su ciò che è utile all’anima. Lui taceva. Padre – gli dissero gli Anziani – non hai nessuna parola da darci? Siamo venuti da te per essere edificati! Padre Stefano: Perdonatemi, ma fino a questo momento non ho neppure capito di che cosa stavate discutendo. Tuttavia vi dirò quel che so. Di giorno e di notte io non vedo altro che nostro Signore Gesù Cristo appeso alla croce. Sentendo ciò, essi se ne andarono edificati.
(Giovanni Mosco, il prato)

 

Nel vangelo di Matteo, come in quello di Marco, Gesù pronuncia dalla croce quattro parole, un unico grido: Elì, Elì, lemà sabactàni? Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
È l’inizio del salmo 22, che si canta sul motivo della cerva all’aurora (Sl 22,1-2), la cerva che languisce d’amore (Sl 42,2). Il salmo pieno di sofferenza termina nella consolazione e nella lode: ma non si può dedurre da questo che il grido di Gesù non sia di disperazione, perché in realtà solo la fiduciosa speranza di essere salvati – come in Giobbe, come in Geremia – può rendere veramente disperati, mentre la caduta dell’attesa della salvezza lenirebbe il dolore, facendo entrare nella rassegnazione e nel nulla.
Alcuni che stando ai piedi del patibolo odono il grido di Gesù lo interperetano, per beffa, come una invocazione di Elia (Mt 27,47), l’annunciatore del regno messianico finalmente giunto (Mt 17,10-11): Aspetta, vediamo se viene Elia salvarlo (Mt 27,49).
Ma anche questo riferimento a Elia – come il duplice gesto di dar da bere, come la stessa flagellazione data per salvezza (Lc 23,22; Gv 19,1-4) e per condanna (Mt 27,26) – ha un doppio significato, perché Elia era il soccorritore degli afflitti, la pietà popolare aveva attribuito a Elia questo ruolo di piccolo consolatore a colui che era atteso come l’immediato precursore del Messia, grande e perfetto consolatore (Gv 14,16).
E veramente il moribondo con il suo grido implora nell’ultimo e supremo istante il carro di fuoco del grande miracolo (2Re 2,11-12). Ma invece del carro di fuoco viene la morte: Gesù, gettando di nuovo un grande grido spirò (Mt 27,50). Con un grido il Signore sente cadere nella morte la sua divinità (Mt 27,46) e con un grido che nessuno può comprendere la stacca da sé.
(Sergio Quinzio)

 

Prima della passione

 

Roger van der Weyden, Deposizione, particolare

 

Oh, l’avessi tu voluto, non avresti dovuto
da un corpo di donna scaturire:
i salvatori vanno scavati nelle montagne
dove la durezza si estrae dalla durezza.

 

Non soffri tu stesso nel devastare
così la valle che ami? Guarda la mia fragilità:
altro non ho che ruscelli di latte e lacrime,
e sempre tu per me sei stato tutto.

 

Con che solennità mi fosti preannunciato!
Perché subito, violentemente, da me non sei uscito?
Se solo tigri vuoi, per dilaniarti,
perché sono stata  allevata tra le donne

 

a tessere per te una liscia, pura veste
senza la traccia più piccola di cucitura
che ti sfiori –: così fu la mia vita intera,
e tu sconvolgi all’improvviso la natura.

Rainer Maria Rilke (1875-1926), Vita di Maria

 

Crocefissione

 

1
Salutò l’ora suprema un coro di angeli,
e i cieli si dissolsero nel fuoco.
Disse al Padre: “Perché mi hai abbandonato…?!”
E alla madre: “Oh, non piangere per me…”

 

2
Si straziava e singhiozzava Maddalena,
il discepolo amato era impietrito,
ma là, dove muta stava la Madre,
nessuno osò neppure guardare.

Anna Achmatova (1889-1966), La corsa del tempo

 

Pietà

 

 

Roger van der Weyden, Deposizione, particolare

 

Adesso la mia sventura si fa piena, indicibilmente
mi fa colma. Sto rigida come lo è
nell’intimo una pietra.
Dura come sono, una cosa sola conosco:
tu crescesti –
…e crescesti,
fino a quando totalmente ti trovasti, come
dolore immenso, oltre
il limitare del mio cuore.
Ora giaci attraverso, sul mio grembo,
ora te non posso più
io partorire.

Rainer Maria Rilke (1875-1926), Vita di Maria