RICOSTRUIRE
12 aprile 2020, PASQUA DI RISURREZIONE
(At 10,34a.37-43; SI 118/117; Col 3,1-4 o 1Cor 5,6b-8; Gv 20,1-18)

 

Hanno portato via il Signore e non sappiamo dove l’hanno posto (Gv 20,2.13)

 

Marta di Betania fu la prima a professare la sua fede nella risurrezione del Signore, prima ancora che avvenisse (Gv 11,25-27).
Il Discepolo Amato professò la stessa fede dopo l’evento, quando riconobbe il Signore nello sconosciuto che un mattino si era presentato sulle rive del mare di Tiberiade (Gv 21,7).
Ma la grazia di vedere per prima il Signore risorto, all’alba del primo giorno della settimana, fu riservata a Maria Maddalena.
Per lei ‘vedere’ significò ‘vedere con tutta se stessa’, un’esperienza totalizzante che coinvolse ogni fibra del suo essere e le consegnò la certezza che Gesù era vivo.
Ho visto il Signore! – disse ai discepoli colei che cercava il corpo senza vita del Signore (Gv 20,18) e, come lei, ogni discepolo di Gesù dovrebbe poter dire, almeno una volta nella vita: Ho visto il Signore!

 

Nel quarto evangelo, Maria Maddalena entra in scena solo alla fine, quando l’ora di Gesù si compie sul Golgota (Gv 19,25).
Prima, nessuna parola, nessun avvenimento che la riguardi.
Eppure, se stava presso la croce di Gesù con la madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleopa e il Discepolo Amato, significa che aveva dimorato con il Signore, ne aveva ascoltato la parola e compreso i segni.
A lei, donna silenziosa, il Signore affidò il compito di gridare: Ho visto il Signore!

 

Maria Maddalena
Si discute molto sul significato del suo secondo nome.
Molti ritengono che si riferisca a una località, Màgdala, ma non si sono trovate tracce di alcun villaggio con un nome simile nel primo secolo.
Alcuni ipotizzano che si tratti di Magdalgàd, nel territorio di Giuda, nome riportato nella Bibbia greca detta dei Settanta (Gs 15,37).
Altri identificano la misteriosa Màgdala con Magadàn o Dalmanùta, nella parte occidentale del lago di Galilea (Mt 15,39; Mc 8,10).
Ci sono poi villaggi che hanno come prefisso il termine Migdàl (Torre), come Migdàl Nunajja’ (Torre di Nunajja’), ma sono località di epoca posteriore.

 

E se quel secondo nome non fosse un toponimo, ma indicasse una chiamata, un destino? Come se il Signore, che da lei aveva cacciato sette demòni (Lc 8,2), uno per ogni giorno della settimana, avesse voluto imporle quel nome, come aveva fatto con Simone-la Roccia (Gv 1,42), perche doveva diventare migdàl, la torre, il luogo dal quale si vede lontano e si annuncia un evento.

 

Sette demòni avevano infestato la vita di Maria Maddalena e l’avevano fatto crollare.
La torre era diventata un cumulo di macerie.
Poi era arrivato un uomo che l’aveva guarita, aiutandola a rimettere insieme i pezzi della sua esistenza, uno dopo l’altro.
Se ebbe la forza di ricostruirsi non fu merito suo, fu grazia.
E la grammatica sembra confermarlo.
Migdàl, torre, ha la stessa radice del verbo gadàl, e significa essere grande.
Il participio passivo femminile diventa m’gdalà o m’gdelèt  che significa colei che è resa grande (in greco sarebbe diventato Magdalênê): Maria Maddalena, la Torre ricostruita e resa grande dal suo Signore e Maestro (Maria-Luisa Rigato).

 

Il primo giorno della settimana, Maria Maddalena si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio.
La morte di Gesù aveva fatto crollare per la seconda volta la sua esistenza.
I sette demòni erano tornati: paura, rabbia, tristezza, disperazione, delusione, angoscia e non senso stavano per riprendere possesso delle sue rovine.
Si recò al sepolcro senza oli aromatici perché Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo avevano già compiuto l’opera (Gv 20,38-41). Cercava disperatamente di aggrapparsi a un corpo senza vita per stabilirsi in un luogo di morte.
Era mattino, ma era ancora buio dentro di lei.
Talmente buio che vide solo la pietra che era stata tolta dal sepolcro e non si accorse – il quarto evangelo è l’unico ad annotarlo – che quel luogo era un giardino.
Talmente buio che più tardi non percepì una presenza angelica nei due uomini in bianche vesti, seduti dentro il sepolcro dov’era stato deposto il Signore (Gv 20,12).
Talmente buio, infine, da non riconoscere il Signore quando uscì dal sepolcro e si voltò e lo vide e parlò con lui.
Maria Maddalena
era alla ricerca disperata del cadavere di Gesù.
Se l’avesse trovato, avrebbe portato a compimento il suo lutto e avrebbe messo la sua pietra sopra un momento meraviglioso ma troppo breve della sua storia.
Essa aveva bisogno di recuperare la salma di Gesù, ma non c’era più il cadavere, le avevano tolto la sostanza del suo lutto
(J. Grosjean).

 

Solo quando Gesù la chiamò per nome, lei si voltò e lo riconobbe.
Secondo l’evangelo di Giovanni, Maria Maddalena si sarebbe voltata due volte verso Gesù e la cosa non avrebbe senso se indicasse un movimento del suo corpo (Gv 20,14.16).
Quella rotazione completa è invece il segno di una conversione totale, del suo cuore, della sua anima, della sua mente, delle sue forze, di tutta la sua esistenza (Dt 6,5).
Una conversione che le restituì uno sguardo di amore, un’intelligenza profonda.
È necessario andare e tornare più volte dal sepolcro, voltarsi e rivoltarsi, per riuscire a riconoscere il segno della Presenza promessa nel luogo dell’assenza.
La risurrezione ha trasfigurato l’essere di Gesù ed è necessario un nuovo modo di vederlo per riconoscerlo.
Da quel mattino la fede prende il posto della visione.

 

Maria Maddalena fece un ultimo tentativo per trattenere Gesù, per fermare il tempo.
Sarebbe rimasta per sempre in quel giardino, come Pietro, Giacomo e Giovanni sul Tabor (Mt 17,4), se il Signore non le avesse detto: Non mi trattenere, ma va’ dai miei fratelli e annuncia loro: Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro (Gv 20,17).
Maria, la Torre, colei che è innalzata, resa grande.
Questo è il destino che il Signore aveva scritto in quel suo nuovo nome.
Dall’alto della Torre che il Signore aveva nuovamente ricostruito chiamandola per nome, Maria Maddalena, colei che piangeva, gridò ai fratelli che Gesù era vivo.

 

Sette secoli prima il profeta Isaia aveva avuto una visione.
C’è una sentinella sulla torre di guardia e ci sono uomini che gridano da Seir: Sentinella quanto resta della notte? La sentinella risponde: Viene il mattino, poi anche la notte; se volete domandare, domandate, convertitevi, venite (Is 21,11-12).
Sette secoli dopo, una donna sta sulla Torre e grida la sua risposta: Non domandate, ma credete, il Signore è vivo. La notte è passata, viene il mattino.

 

 

Rembrandt, Londra, Buckingham Palace, Collezione di Elisabetta II

 

Letteralmente, credette di sentire rinchiudersi su di lei un’acqua profonda,
e subito, difatti, il suo corpo venne messo sotto un peso immenso,
che cresceva sempre più, e la cui spinta irresistibile cacciava la vita fuori dalle sue vene.
Fu come uno sradicamento dell’essere, così brutale, così doloroso,
che l’anima violentata non poté rispondere che con un orribile silenzio…
E quasi nella stessa incalcolabile frazione di tempo,
la Luce sgorgò da tutte le parti, ricoprendo tutto.
(Georges Bernanos, La gioia)

 

Il Signore è Risorto, veramente risorto, Alleluia!
Buona Pasqua
don giancarlo