CREDERE
16 agosto 2020, XX DOMENICA PER ANNUM A
(Is 56,1.6-7; Sl 67/66; Rm 11,13-15.29-32; Mt 15,21-28)

 

Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri (Mt 15,28)

 

L’evangelo di Matteo contrappone alla fede piccola del primo degli apostoli (Mt 14,31), la fede grande di una straniera che non ha nome.
È la seconda volta che Gesù definisce ‘grande’ la fede di qualcuno.
E anche nell’altra occasione si trattava di uno straniero, il centurione di Cafarnao (Mt 8,5-13).
Entrambi questi stranieri andarono incontro a Gesù (Mt 8,5;15,22).
Entrambi lo invocarono per chiedere una grazia (Mt 8,6;15,22).
La donna lo pregò per la figlia, molto tormentata da un demonio.
L’uomo lo scongiurava di guarire il suo servo che era a letto, paralizzato, e soffriva terribilmente.
Entrambi ebbero il potere di suscitare la meraviglia di Gesù.
Entrambi, infine, ottennero ciò che desideravano.

 

Un cammino unisce il destino di Gesù a quello della donna cananea.
Entrambi stavano uscendo dalla loro terra.
Gesù, stanco dell’ipocrisia di scribi e farisei che lo attaccavano senza ascoltarlo (Mt 15,1-9) e dell’ottusità di discepoli incapaci di comprendere nonostante quello che avevano visto e udito (Mt 15,16), si ritirò verso la regione pagana di Tiro e di Sidone.

 

Nel frattempo, dalla regione di Tiro e Sidone, una donna che doveva aver sentito parlare del rabbi che guariva malati e indemoniati, si mise in cammino verso la terra di Israele.

 

Forse nessuno dei due varcò i rispettivi confini.
Forse s’incontrarono in quella terra di mezzo che non appartiene a nessuno dei potenti di questo mondo, ma a coloro che con la loro fede rendono vicino il regno dei cieli (Mt 4,17).
L’indifferenza di Gesù verso questa donna non fu un pretesto per dare una lezione sulla fede ai presenti e ai discepoli.
Fu la donna, straniera e pagana, che diede una lezione a Gesù e lo aiutò a comprendere con più chiarezza la volontà del Padre.

 

Gli stranieri sono una presenza costante nell’evangelo di Matteo.
Evangelo che inizia con la storia di alcuni Magi, venuti dall’oriente per adorare Gesù (Mt 2,1-11), e termina con Gesù che affida agli Undici la missione di fare discepoli tutti i popoli (Mt 28,19).
Tra l’inizio e la fine, senza mai uscire dalla terra di Israele, Gesù riconosce che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e sederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori nelle tenebre dove sarà pianto e stridore di denti (Mt 8,11). Rimprovera i villaggi di Corazin, Betsàida e Cafarnao per la loro incredulità affermando che se avesse compiuto gli stessi miracoli a Tiro e Sidone, città straniere e pagane, esse si sarebbero convertite (Mt 11,20-24). E, nel giorno del Giudizio, gli abitanti di Ninive e la regina del Sud si sarebbero alzati contro la sua generazione e l’avrebbero condannata per non averlo accolto (Mt 12,38-42).

 

Gesù era consapevole che il suo evangelo era destinato a tutti i popoli della terra, perché la salvezza viene dalla fede, dall’accoglienza della Parola e dalla disponibilità alla conversione e non dall’appartenenza a una razza o dall’adesione a una religione.
Ma lui era stato mandato alle pecore perdute della casa di Israele. E per il suo popolo che si ostinava a non ascoltare, a non vedere e a non credere, come Israele nel deserto, Gesù si ostinava a distribuire con abbondanza il pane e la Parola (Mt 14,20; 15,37).

 

Fu la donna Cananea che aiutò Gesù a ricomporre il suo cuore diviso e che, con la sua fede grande, operò un piccolo miracolo.
Prima di ottenere la grazia da Gesù, fece una grazia a Gesù e con le sue parole lo aiutò a guardare ciò che avviene sotto la tavola, lo invitò ad esaminare la situazione dal punto di vista dei cagnolini.

 

Ciò che Gesù vide sotto la tavola non furono solo le briciole e i cagnolini che le raccoglievano. Vide ciò che Isaia, il principe dei profeti, aveva visto cinque secoli prima.
Dio avrebbe condotto anche gli stranieri che si guardano dal profanare il sabato e restano fermi nella sua alleanza, sul suo monte santo e li avrebbe colmati di gioia nella sua casa di preghiera che si sarebbe chiamata casa di preghiera per tutti i popoli.
Perché, ciò che conta, è la circoncisione del cuore e non della carne (Dt 10,16; Ger 4,4; Rm 2,29; Col 2,11).
Questo vide Gesù quando la donna con la sua fede grande sollevò un lembo della tovaglia e gli mostrò uomini e donne che stavano sotto la tavola e desideravano incontrare il Signore e nutrirsi della sua Parola.

 

Poco tempo dopo l’incontro con la donna Cananea, Gesù dalla Galilea scese in Giudea ed entrò in Gerusalemme. La sua prima azione pubblica di Gesù sul monte santo fu quella di scacciare i mercanti dal tempio (Mt 21,15-19). Se li mandò via, non fu solo perché avevano fatto del tempio un mercato (Ger 7,11), ma anche perché con i loro banchi occupavano il cortile dei pagani, riservato alla loro preghiera. Quel giorno Gesù portò a compimento la profezia di Isaia: la mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutti i popoli.

 

Il Gesù di Matteo sembra non sia mai uscito dai confini della terra di Israele.
Ma quel giorno, nella zona di Tiro e Sidone, la donna Cananea lo aiutò a varcare definitivamente quel confine (confine più spirituale che geografico).
Da quel giorno Gesù non ebbe più alcun dubbio sul fatto di essere stato mandato non solo alle pecore perdute della casa di Israele.

 

Vent’anni dopo, Paolo, l’apostolo che annunciò l’evangelo fuori dei confini della terra di Israele, scrisse ai cristiani di Efeso: Voi non siete più né stranieri, né ospiti, ma siete concittadini dei santi e famigliari di Dio (Ef 2,19).

 

Ma il cammino della Parola che raggiungerà tutti i popoli ebbe inizio proprio là, in quella zona di confine tra la terra di Israele e i territori di Tiro e Sidone, quando Gesù incontrò una donna, straniera e pagana di cui non sapremo mai il nome.
Una donna che un giorno, con la sua fede semplice e grande, riuscì a fare ciò che scribi e farisei non furono mai in grado di fare: chiudere la bocca a Gesù e aprirgli il cuore.

 

La forza della fede, più che dall’acutezza della mente, deriva dalla purezza del cuore.
(Abraham J. Heschel, L’uomo non è solo)