DOMANDARE
23 agosto 2020, XXI DOMENICA PER ANNUM A
(Is 22,19-23; Sl 138/137; Rm 11,33-36; Mt 16,13-20)

 

Ma voi, chi dite che io sia? (Mt 16,15)

 

A dare risposte sono capaci tutti, ma a porre le vere domande ci vuole un genio (Oscar Wilde).
In questo senso – se così si può dire – Gesù era un genio.
Egli amava porre domande, più che offrire risposte.
Perché la domanda genera un’inquietudine e l’inquietudine mette in movimento.
Per questo Gesù amava rispondere con un’altra domanda a chi lo interrogava (Mt 16,17; 21,24-25; 22,18-20).
Ma nel cammino del credente c’è una domanda che esige una risposta.

 

Ma voi, chi dite che io sia?

 

I demoni conoscevano la risposta a questa domanda, ma la loro ortodossia era diabolica. Senza alcun pudore gridavano la verità dai tetti (Mt 10,27) e affermavano che Gesù era il Santo di Dio (Mc 1,24), ma non volevano avere niente a che fare con lui.
Che vuoi da noi? – gridavano – Sei venuto a tormentarci prima del tempo? (Mt 8,29).

 

Anche Erode Antipa, si chiedeva chi fosse Gesù e pensava che Giovanni il Battista fosse risorto dai morti, dopo che l’aveva fatto decapitare (Mt 14,2). La risposta gli mise il cuore in pace e non fece un passo per uscire dal suo palazzo e andare incontro a Gesù.

 

Anche in quello che diceva la gente – che Gesù fosse Giovanni Battista o Elia o Geremia o qualcuno dei profeti – c’era del vero, ma era una verità parziale, rivolta al passato e non aperta al presente del regno che si era fatto vicino (Mt 4,17).

 

Solo chi si fa discepolo può dare la risposta alla domanda di Gesù.
E diventare discepolo non significa sapere molto, ma camminare molto dietro a lui.

 

Forse per questo motivo Gesù pose la domanda ai discepoli nel luogo più lontano da Gerusalemme, all’estremo nord della Palestina. Perché per i discepoli c’era un lungo cammino da affrontare prima di arrivare a comprendere cosa significasse affermare che Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente.

 

Simon Pietro rispose alla domanda di Gesù.
In quel momento il figlio di Giona, il pescatore di Galilea che aveva lasciato tutto per seguire il Signore (Mt 4,20), il discepolo coraggioso che aveva voluto camminare sul mare (Mt 14,28), il soldato che avrebbe giurato di essere pronto a sacrificare la sua vita per Gesù, se fosse stato necessario (Mt 26,35), era diventato bambino, uno dei piccoli ai quali il Padre rivela i misteri del regno (Mt 11,25).
La risposta di Pietro non è giusta perché è ortodossa, ma perché gli è stata rivelata.
Egli è beato perché lascia che sia lo Spirito a parlare in lui.
È un istante di grazia perché in quel momento Pietro è un canale della grazia.

 

Se Gesù gli avesse chiesto cosa volesse dire, non avrebbe saputo rispondere.
So che è la Verità, che è la sola Verità – avrebbe detto – ma cosa significhi non lo so.

 

Non c’è alcun libro che possa spiegare cosa significhi affermare che Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente, nessuna scuola che possegga gli strumenti necessari per decifrarla.
Molti provano una grande simpatia per Gesù, apprezzano il suo messaggio, stimano la sua coerenza, lo ammirano per il suo coraggio.
Ma la simpatia per Gesù, la sintonia con i suoi pensieri, l’empatia con i suoi sentimenti non bastano per diventare discepoli.

 

Da Cesare di Filippo a Gerusalemme ci sono circa 200 chilometri.
Ma questa distanza è molto più che una semplice indicazione geografica, è il cammino di una vita intera del discepolo di Gesù.

 

Subito dopo la sua professione di fede a Cesarea di Filippo, il figlio di Giona iniziò a regredire nella sequela del Maestro (Mt 16,23).
Sul Tabor dove Gesù manifestò la sua Gloria, Pietro avrebbe fatto meglio a rimanere in silenzio invece di dire che era bello stare lì perché non sapeva cosa dire (Mt 17,4).
Di ciò di cui non si può parlare, si deve tacere – gli direbbe il filosofo Wittgenstein.
Al Getzemani Gesù gli chiese di restare lì e vegliare con lui. Ma né lui, né Giacomo, né Giovanni non furono capaci di vegliare con lui un’ora sola e per tre volte li trovò che dormivano (Mt 26,40).

 

L’arresto di Gesù sembrò risvegliare Pietro dal torpore e, mentre tutti gli altri lo abbandonarono e fuggirono (Mt 26,56), lui lo seguì dentro il cortile della casa del sommo sacerdote.  Avrebbe dovuto mettersi a gridare la verità e dire a tutti che stavano commettendo un grosso errore perché Gesù era il Cristo, il Figlio del Dio vivente, e invece cominciò a imprecare e a giurare di non conoscere quell’uomo (Mt 26,69-75).

 

La pietra su cui Gesù aveva fondato la sua chiesa fu mandata in frantumi dalle parole di alcuni servi, ed era necessario che questo avvenisse perché Pietro potesse ritrovare la beatitudine.
Beati coloro che piangono perché saranno consolati
- aveva detto Gesù, all’inizio, sul monte (Mt 5,4).
Il canto del gallo gli riportò alla mente le parole di Gesù e, uscito fuori, scoppiò in pianto.
Se il Signore aveva fatto di lui la pietra sulla quale avrebbe edificato la sua chiesa, Pietro non doveva dimenticare che Gesù era la roccia sulla quale doveva appoggiare la sua vita.

 

La vigilia della festa di Pasqua, alle tre del pomeriggio, Gesù fu crocefisso sulla cima del Golgota. Le sue ultime parole furono una domanda.
Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato? (Mt 27,46).
Ci sono domande che non hanno risposta, o meglio la cui unica risposta è l’obbedienza.
E Gesù, emesso un alto grido, spirò (Mt 27,50).

 

Dalla cima del Golgota quel soffio dello Spirito avvolge la terra come un’incessante domanda ed entra nel cuore di uomini e donne che non cercano risposte, ma la Verità.
Verità che non si trova nei libri ma sulla strada, nel lungo, paziente cammino del discepolo.

 

Vorrei, meglio che posso, caro amico, pregarLa di avere pazienza con tutto ciò che è irrisolto nel suo cuore, e di sforzarsi di provare amore per le domande in sé, come se fossero delle stanze chiuse a chiave, o dei libri scritti in una lingua straniera. Non si affanni dunque, per ottenere risposte che ancora non possono esserLe date, perché non sarebbe in grado di viverle. E ciò che conta, di conseguenza, è vivere tutto. Viva le Sue domande. Adesso. Forse, così, un giorno lontano, a poco a poco, senza accorgersene, vivrà già dentro la risposta.
(R.M. Rilke, Lettere a un giovane)