VIGILARE
6 settembre 2020, XXIII DOMENICA PER ANNUM A
(Ez 33,1.7-9; Sl 95/94; Rm 13,8-10; Mt 18,15-20)

 

Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te… (Mt 18,15)

 

Tre rotoli della Scrittura misero in difficoltà i rabbini che si incontrarono a Jamnia nel 95 d.C. per definire l’elenco dei libri ispirati da Dio, libri che sporcano le mani, come amavano dire: il Cantico dei Cantici, il libro di Qohelet e, per quanto possa sembrare strano, anche il libro del profeta Ezechiele.
Ezechiele metteva in imbarazzo anzitutto perché era stato scritto in esilio, a Babilonia.
La Shekhinàh (la presenza di Dio in questo mondo) può essere svelata e compresa ovunque nel mondo, tuttavia – così pensavano i maestri – non poteva ispirare i suoi profeti fuori dei confini della terra di Israele.
Inoltre Ezechiele (che era un sacerdote) era vissuto in mezzo a pagani, in una terra impura, a stretto contatto con tradizioni e alimenti contrari alla legge.
Un libro nato in un ambiente impuro poteva entrare nel canone biblico?
Dopo lunghe discussioni i rabbini (ispirati dal Signore) stabilirono che il Cantico, il Qohelet ed Ezechiele erano libri che sporcavano le mani, libri che nel leggerli lasciavano tracce della presenza di Dio.

 

Ezechiele fu uno dei 18.000 ebrei che furono esiliati a Babilonia nel 597, dieci anni prima che Nabucodonosor distruggesse Gerusalemme e il tempio e deportasse gran parte dei suoi abitanti. Per cinque anni di lui non si seppe nulla, poi, all’improvviso, comparve.
Il Signore lo chiamò e gli ordinò di mangiare un rotolo scritto all’interno e all’esterno dove vi erano scritti lamenti pianti e guai (Ez 2,8-9). Ezechiele obbedì e, stranamente, quel rotolo che conteneva solo disgrazie, fu per la sua bocca dolce come il miele (Ez 3,3).
Per una settimana rimase in silenzio, in mezzo ai deportati, sulla collina di Tel-Aviv, lungo il canale Chebar, come stordito (Ez 3,14-15). Poi il Signore gli parlò di nuovo e gli rivelò la sua missione: Figlio dell’uomo ti ho posto come sentinella nella casa di Israele (Ez 3,16).

 

Ed Ezechiele fu una sentinella in terra d’esilio, tra ebrei sradicati dalla propria terra che non avevano un luogo dove rendere culto a Dio.
Ezechiele era un uomo fragile, (con parecchie patologie, direbbe oggi uno psichiatra) e visse in condizioni precarie. In esilio, dopo aver perso la libertà, perse anche la moglie (Ez 24,15-24). Eppure il Signore chiese proprio a lui di vigilare sui deportati.
Ascoltino o non ascoltino – gli disse il santo Benedetto (Ez 2,4).

 

Questo fu anche il compito che Gesù affidò ai discepoli quando li chiamò all’inizio, sulla riva del lago (Mt 4,19) e quando, alla fine li inviò a evangelizzare tutti i popoli della terra (Mt 28,19). Non dovevano farsi chiamare maestri perché uno solo è il loro Maestro; non dovevano farsi chiamare padri perché uno solo è il Padre, quello celeste; e non dovevano farsi chiamare guide perché uno solo è la Guida, il Cristo (Mt 23,8-10).
Dovevano diventare sentinelle, come Ezechiele in terra d’esilio, dovevano vigilare, mettere in guardia, gridare quando fosse il momento, in ogni modo, opportuno o non opportuno (2Tm 4,2). La sentinella è posta sulle mura della città per salvarla, non per condannarla.
Spesso i profeti erano costretti a dire al popolo cose che avrebbero preferito non dire, ma se lo facevano non era per il gusto di esercitare un potere, ma per essere strumenti di salvezza.
Gesù non ha consegnato ai discepoli l’illusione di fondare una società perfetta, una comunità di puri. Ogni tentativo di fare della chiesa un popolo di integri ha sempre portato a forme violente di integralismo.

 

La condizione umana è fragile e contraddittoria e i conflitti sono inevitabili e per certi aspetti anche necessari. Tuttavia ci sono fratture che non si aggiustano, rapporti che non si recuperano. Un discepolo che parla in nome di Gesù può fare uno, due, tre tentativi per correggere il fratello che sbaglia, ma deve imparare ad accettare anche il possibile fallimento della sua missione.

 

Eppure c’è sempre una porta aperta alla speranza, anche quando chi dovrebbe ascoltare si ostina a non ascoltare.
Sia per te come un pubblicano e un peccatore! – dice Gesù.
Questa parola così severa non è un giudizio definitivo, ma un atto di misericordia. Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio, perché tutto è possibile a Dio (Mt 19,26).
Il fratello che non accetta la giusta correzione va affidato alle cure di Gesù, l’amico dei pubblicani e dei peccatori, il Messia che mangiava con loro (Mt 9,11; 11,19).
Al discepolo non rimane la disperazione del fallimento, ma il dovere della preghiera per quel fratello, perché se due di voi si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà.
La preghiera oltrepassa ogni limite e ogni ostacolo.
Scrive Crisostomo del Monte Athos: Durante il giorno, occupandoci del servizio che ci è stato affidato, non permettiamo al nostro io di oltrepassare le mura del monastero. La notte, tuttavia, con la preghiera, usciamo nelle strade delle città, negli ospedali, nelle prigioni e nelle bettole, nei villaggi, nel deserto e nei mari; raccogliamo la sofferenza, la paura, la gioia e l’angoscia e, insieme alla nostra inettitudine, le portiamo dinanzi a Dio. Vedete, il monaco si trova fuori dal mondo ma al tempo stesso nel cuore del mondo.

 

I maestri di Israele insegnano che Dio assegna ventotto giusti a ogni generazione.
Sono sentinelle invisibili, ignorate dal mondo e dai suoi grandi. Ma se il mondo con tutti i suoi conflitti non collassa, è grazie a questi giusti che ne portano il peso.

 

Ezechiele fu una sentinella per il suo popolo, in terra d’esilio, a Babilonia.
Per molti era solo un folle e pochi presero sul serio le sue parole.
Ma fu uno di quei folli di cui il mondo ha bisogno.

 

La vigilia della festa di Pasqua, Gesù, l’amico dei pubblicani e dei peccatori, fu crocefisso sulla cima del Golgota.
La croce non è una strada chiusa, ma un crocevia, un segno di speranza.
Dall’alto della croce, come una sentinella, Gesù continua a vegliare su un mondo che non trova pace, a far sentire la sua voce dentro le complicate vicende umane e a ricordarci che ciò che è impossibile agli uomini è possibile a Dio, perché tutto è possibile a Dio.

 

La preghiera di un uomo ancora vivo per un condannato arriva veramente a Dio. Ma che ne sarà di colui che non ha nessuno che preghi per lui? Perciò, quando preghi, prima di coricarti, aggiungi sul finire: Signore Gesù, abbi pietà di tutti coloro che non hanno nessuno che preghi per loro. Questa preghiera è molto efficace e molto gradita a Dio. Ugualmente, per tutti i peccatori ancora in vita: Signore, con i mezzi che tu conosci, salva tutti gli impenitenti. Anche questa preghiera è molto gradita a Dio.
(Fëdor Michajlovic Dostoevskij, L’adolescente)