AMERAI
25 ottobre 2020, XXX DOMENICA PER ANNUM A
(Es 22,20-26; Sl 18/17; 1Ts 1,5c-10; Mt 22,34-40)

 

Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento? (Mt 22,36)

 

Adamo ed Eva amavano il Signore che li aveva creati, ma non ne avevano coscienza.
Veniva naturale come respirare, erano immersi nell’amore di Dio.
L’atto di disobbedienza aprì i loro occhi e trasformò i loro gesti.
La libertà li rese capaci di amare o di odiare, di dare la vita o di toglierla.
Quando furono costretti ad abbandonare il paradiso entrarono nel tempo e nella storia: con il sudore della fronte Adamo lavorava il suolo e con dolore Eva metteva al mondo figli.
E con pazienza impararono ad amare Dio, cercando Colui che li cercava, immersi in un mondo che, nello stesso tempo, Lo velava e Lo ri-velava (Gen 3,1-24).

 

Abramo lasciò la casa di suo padre per seguire una Voce che gli imponeva di uscire dalla sua terra (Gen 12,1).
Possibile che Dio si sia rivolto solo ad Abramo? – si chiedono i maestri – La Voce di Dio non riempie forse i cieli e la terra?
Il midrash risponde affermando che Dio si era rivolto a tutti gli uomini; ma Abramo fu il solo a sentirlo, il solo a obbedire e a mettersi in cammino verso l’ignoto. Camminando verso una terra che non conosceva, imparò ad amare un Dio che non conosceva ma di cui udiva la Voce.

 

A Mosè, lo straniero per eccellenza, il Signore consegnò le Parole della Legge.
Perché proprio a lui? – si chiedono i maestri – Perché fu sempre disposto a lasciare tutto.
Egiziano per adozione, a quarant’anni fu costretto ad abbandonare l’Egitto (Es 2,15) e a sistemarsi nella terra di Madian, dove visse fino a ottant’anni, quando il Signore gli parlò dal roveto e lo costrinse a ricominciare da capo (Es 2,21-22; 3,1-10).
Visse nel deserto altri quarant’anni e morì a centovent’anni, da straniero, sulla bocca di Dio, tra le pietraie del monte Nebo, senza mettere piede nella terra che Dio aveva promesso di dare al suo popolo (Dt 34,5-7).

 

Il dottore della Legge che interrogò Gesù per metterlo alla prova conosceva la risposta alla domanda su quale fosse, nella Legge, il grande comandamento?
Quell’uomo recitava lo Shemà Israel ogni giorno, il mattino e la sera.
Ascolta Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno.
E amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima,
con tutta la tua mente e con tutta la tua forza (Dt 6,4-5).

 

Ma forse il dottore della Legge, con tutta la sua sapienza, aveva dimenticato che il verbo ‘amare’ è coniugato al futuro.
L’amore per Dio non è un precetto come gli altri, una cosa da fare, un atto di cui si possa valutare l’esecuzione, ma una strada da percorrere, un desiderio da coltivare, un progetto da decifrare nel tempo. Amare Dio è un cammino che non ha fine, un comando che non si finirà mai di mettere in pratica.

 

Ma in che cosa consiste l’amore per Dio? Come si può comandare di amarLo, come se l’amore fosse un obbligo da compiere per dovere o per timore e non invece un moto dell’anima che genera gratitudine, libertà e gioia?

 

Gesù racconta parabole che insegnano ad amare il prossimo (Lc 10,29-37), dà indicazioni precise sulla preghiera (Mt 6,5-13; 7,7-11), parla della cura che Dio ha per le sue creature (Mt 6,25-34), ma non dice nulla sul come mettere in pratica il grande comandamento.

 

Come s’impara ad amare Dio? Da che cosa nasce l’amore per Dio?
I rabbini rispondono a questo interrogativo citando il versetto che segue le parole dello Shemà: Questi comandi che oggi ti ordino, ti stiano fissi nel cuore (Dt 6,6).
Il credente impara ad amare Dio portando nel cuore la Sua parola, interiorizzandola e bruciando di desiderio per Lui.
Le “parole sul cuore” sono parole d’amore, come quelle che l’amata del Cantico dei Cantici rivolge all’amato, come quelle del credente che rivolge al suo Dio:
Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio,
perché forte come la morte è l’amore, tenace come lo she’ol è la passione:

le sue vampe sono vampe di fuoco, una fiamma divina (Ct 8,6).

 

Amare Dio è un cammino che dura una vita intera.
Un viaggio con una parola custodita nel cuore.
Così Abramo e Mosè, i grandi viaggiatori biblici, hanno imparato ad amare Dio.
Così Maria, che custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore, ha imparato ad amare quel figlio che non comprendeva (Lc 2,19.50-51).

 

Per grazia di Dio sono uomo e cristiano, per azioni un grande peccatore, per vocazione pellegrino della specie più misera, errante di luogo in luogo. I miei beni terrestri sono una bisaccia sul dorso con un po’ di pan secco e, nella tasca interna del camiciotto, la Sacra Bibbia. Null’altro. (Racconti di un pellegrino russo).

 

Il secondo comando non ordina di amare il prossimo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente, ma come si ama se stessi. È un comandamento simile al primo perché deriva dal primo: io non saprei amare il mio prossimo come me stesso, se non avessi già imparato ad amare Dio più di me stesso (Alberto Mello). E gli è simile perché, come il primo, è coniugato al futuro. Anche l’amore umano è un cammino da compiere.

 

I primi tre evangeli insegnano molto sull’amore del prossimo e sull’amore di Dio per ogni essere umano, ma poco o nulla su come la creatura possa amare il suo Creatore.
Solo il quarto evangelo ne parla, raccontando storie di uomini e di donne che hanno amato Gesù con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze.
Un amore fatto di poche parole e ancora meno azioni.
L’amore della madre di Gesù, alle nozze di Cana, quando dice ai servi: Qualsiasi cosa vi dica, fatela (Gv 2,5). Sono le sue uniche parole nel quarto evangelo.
I gesti del Discepolo Amato che posa il capo sul petto del Signore (Gv 13,25) e che rimane in silenzio sotto la croce (Gv 19,25).
E le lacrime di Maria di Magdala all’alba del primo giorno della settimana, quando riconosce Gesù e grida: Rabbunì, Mio Maestro!  (Gv 20,16).
Non lo vedrà mai più ma non smetterà di amarlo, cercando il suo volto, dentro un mondo che, nello stesso tempo, continuerà a velarlo e a ri-velarlo.

 

Tutta la Legge dipende da questi due comandamenti: Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente. E: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Su questi due comandamenti poggiano tutta la Legge e i Profeti (Mt 22,37-39). Ma in Cristo hai tutto: vuoi amare il tuo Dio? Lo trovi in Cristo…
Vuoi amare il tuo prossimo? Lo trovi in Cristo.
(Agostino di Ippona, Discorsi 267,7-8)